LA STORIA DEL GRAAL - 2

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LA STORIA DEL GRAAL - 2

- Giuseppe d'Arimatea ha la preziosa scodella.
Ora, in casa di Pilato, v'era un buon cavaliere, giovane e valente, chiamato Giuseppe d'Arimatea, il quale amava molto Gesù. E quando il Salvatore ebbe sofferto per gli uomini tutti, e fu salito sulla croce e fu spirato, Giuseppe si presentò a Pilato dicendo:
“Bel sire, io vi ho servito lealmente e sono venuto in vostro soccor
so in guerra, con i miei cavalieri, ogni volta che me lo avete chiesto; adesso vengo a chiedervi un dono.”
“Domandate pure,” rispose Pilato.
“Bel sire,” rispose Giuseppe d'Arimatea, “vi chiedo da uomo ligio che mi concediate il corpo di quel profeta che abbiamo mandato ingiustamente al supplizio.”
“E che volete farne?” chiese Pilato.
“Voglio imbalsamarlo convenientemente e dargli sepoltura come si conviene a un giusto.”
“Prendetelo pure, bell'amico.”
“Sire, gran mercé.”
E Pilato aggiunse: “Aspettate, Giuseppe. Voi amavate molto quel profeta: prendete dunque questa scodella che mi ha dato un ebreo e che fu sua, e tenetela per suo ricordo.”
E gli diede la scodella in cui si era lavato le mani.
Giuseppe tolse dunque dalla croce il corpo del Salvatore e, poiché le piaghe sanguinavano ancora, ne raccolse il sangue entro la scodella ricevuta in dono.

Fonte testo e immagini: Il mio amico vol. 1, Enciclopedia per ragazzi, Garzanti, 1968