LA STORIA DEL GRAAL - 3

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LA STORIA DEL GRAAL - 3

- Giuseppe imprigionato
Quando Nostro Signore fu risorto, gli ebrei, per vendicarsi di Giuseppe, che lo aveva sepolto, lo presero e lo murarono in una prigione. Giuseppe era rassegnato a morire, quando improvvisamente la prigione si illuminò.
“Chi è?” chiese Giuseppe con gli occhi abbagliati. “Io vedo solo una gran luce.”
“Io sono Gesù Cristo,” rispose una voce, “e vengo a portarti il prezioso vaso che contiene il mio sangue. Conservalo in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e così dovranno conservarlo coloro a cui tu lo cederai. Per ora resta in questa prigione dove non ti accadrà nulla di male: quando verrà il momento sarai liberato.”

- Vespasiano lebbroso.
Passò un gran tempo e infine, a Roma, ci fu un imperatore che si chiamava Tito, il quale ebbe un figlio che si chiamava Vespasiano. E Vespasiano si ammalò di una terribile lebbra che nessun medico sapeva guarire. Allora si presentò all'imperatore un buon cavaliere, il quale gli disse di essere stato in Giudea e di avervi conosciuto un profeta che guariva i lebbrosi e ridava la vista ai cechi: quel profeta era stato crocifisso, ma restavano degli oggetti che gli erano appartenuti, e chiunque riusciva a toccarli era salvo da ogni male.

- La Veronica.
Tito scrisse allora al balì della Giudea pregandolo di trovargli e di fargli avere uno di questi oggetti; e il balì incontro una vecchia donna chiamata Veronica la quale gli disse:
“Quando il santo profeta veniva condotto al supplizio, io gli asciugai il sudore con un panno, e su quel panno rimase la sua immagine: prendetelo e mandatelo al figlio dell'imperatore perché ne sia guarito.”
“Gran mercé, dolce signora.”
Il panno fu mandato a Roma, e subito Vespasiano ne fu guarito: quel panno, fu chiamato la Veronica. E Vespasiano partì per la Giudea volendo punire gli ebrei, che avevano ucciso il santo profeta.

Fonte testo e immagini: Il mio amico vol. 1, Enciclopedia per ragazzi, Garzanti, 1968