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I versi satanici

Autore: 

Salman Rushdie

Editore: 

Mondadori

Anno: 

1989

Traduttore: 

Ettore Capriolo

Numero Pagina: 

101

Quando Gibreel si rassegna all'inevitabile, quando scivola con le palpebre appesantite verso visioni della propria angelicità, incoccia la sua amorevole madre che gli dà un nome diverso, Shaitan, proprio come Shaitan, esattamente così, perché lui ha scherzato con i tiffin da portare in città per il pranzo di chi lavora negli uffici, qual discolo malizioso, e lei affetta l'aria con una mano, quella canaglia ha messo scomparti di carne mussulmana nei tiffin per indù portati da non vegetariani, e i clienti protestano.
Sei un vero diavoletto, lo sgrida, ma poi se lo prende tra le braccia, il mio piccolo farishta, i ragazzi sono sempre ragazzi, e lui le passa davanti piombando nel sonno e diventando sempre più grosso a mano a mano che cade e la caduta comincia a sembrargli un volo...