Miei pensieri di varia umanità
 

Miei pensieri di varia umanità

Autore: 

Giovanni Pascoli

Editore: 

NICOLA ZANICHELLI BOLOGNA (A. Cacciari)

Anno: 

2013

Numero Pagina: 

199

La pietà vuole entrare, dove le era precluso l'adito: oltrepassale gabbie di ferro, tenta le massiccie porte del carcere, sulla cui soglia sta la giustizia in armi. «Sono vittime anch'essi, i tuoi rei, ogiustizia, come le loro vittime. Portano la pena di questo movimento intimo. che ha scossi i nervi dell'antico bruto, che ha insegnato
a lui spasimi e dolcezze nuove, che gli ha appreso a ridere e a piangere! È un disordine nell'anima di tutti: le fibre del cervello non hanno più in alcuno quella loro primitiva regolarità. Il sentimento, cosa nuova, porta come il suo bene, così il suo male. Non essere così ragionevole, o giustizia. Perdona più che puoi». - Più
che posso? - Ella dice di non potere affatto. Se gli uomini, ella soggiunge, fossero a tal grado di moralità da sentire veramente quell'orrore al delitto, che tu dici, si potrebbe lasciare che il delitto fosse pena a sè stesso, senza bisogno di mannaie e catene, di morte o mortificazione. Ma...
Ma non vede dunque la giustizia
che quest'orrore al delitto gli uomini lo mostrano appunto già assai,
quando abominano, in palese o nel

Ritratto di tiffany.77

Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855.