Copertine

Un poeta può morire a ventun anni, un rivoluzionario e una rock star a ventiquattro. Passata quell'età, dai per scontato che in qualche modo le cose andranno per il verso giusto. Hai superato la curva della morte leggendaria, sei uscito dal tunnel buio. Ormai non ti resta che procedere dritto verso la mèta su un'autostrada a sei corsie. Ti sei tagliato i capelli, ti fai la barba ogni mattina. Non sei più né un poeta né un rivoluzionario, né una rock star. Finito il tempo in cui ti addormentavi ubriaco in una cabina telefonica, bevevi fino a perdere coscienza, ascoltavi gli Lp dei Doors a tutto volume alle quattro del mattino. Adesso sottoscrivi l'assicurazione sulla vita che ti propone un tuo conoscente, bevi solo nei bar degli alberghi, conservi la fattura del dentista per poterla scalare dalle tasse.

Io, commissario, sono come voi, magari solo per guadagnarci la pagnotta, stiamo sempre dalla parte di chi comanda, sennò che questurini saremmo. Se cominciamo a pensare con la nostra testa è meglio fare un altro mestiere. A me però di fare la spia non m'è mai piaciuto, io volevo arrestare i delinquenti, chi ammazza, chi ruba, non pedinare chi la pensava in un altro modo e magari c'aveva anche ragione. Non mi piaceva stare dietro a quelli che chiamavano "sospetti", aprire le lettere, interrogare i portieri, scoprire chi incontravano, con chi parlavano. Ne ho conosciuti di comunisti, alla Garbatella ce n'erano tanti: operai, artigiani, tipografi, tutta gente che aveva sempre lavorato. Parecchi erano amici miei, avevamo giocato insieme da ragazzini, quando abitavo a via dei Coronari.

Però non stava bene. Sharon mi ha detto che quando è tornata sembrava un po' magra e malaticcia cosa strana per lei. Era una donna sana, molto in forma. Sharon immaginò che fosse sfinita, ma non era quello. A quanto pare, aveva contratto qualcosa durante il viaggio. In quelle condizioni debilitate, le venne una febbre che non passava più...La riempirono di antibiotici e liquidi, e provette con il suo sangue furono inviate al centro malattie infettive, ma la malattia era molto aggressiva. Malgrado le cure, lei non migliorava. Jack si trasferì praticamente all'ospedale. Sophie rimase con Sharon. I medici provarono di tutto, ma Sharon ha detto che era come cercare di trattenere una manciata d'acqua. Per quanti sforzi facessero, lei continuava a scivolargli tra le dita.

Spesso si domandava se era religiosa, o superstiziosa, o visionaria o d'animo debole: ma sentiva in fondo che la sua rettitudine era una cosa superiore a tutte le forze sovrapposte dall'educazione e dalla crudeltà della vita. Si nasce, con questo dono di Dio, come gli uccelli nascono con la loro potenza di volo: e se ne rallegrava, pur senza leggere gli Evangeli e le laudi al Signore. Quell'inverno, rigidissimo inverno, la fortuna parve un po' sorridere alla famiglia così serena in apparenza, così travagliata in realtà. Beppa era allora assai fanciulla: era intelligentissima anche lei spregiudicata, allegra e lingua lunga. Trovava il lato ridicolo di tutti, cominciando da Cosima, e i suoi giudizi sul prossimo erano spietati. La madre le rinfacciava di aver tagliato il filo della lingua.

Forse non mi sono sempre comportata come gli altri si aspettavano – che cavolo, non lo faccio nemmeno adesso –, ma quanto sarebbe noioso se tutti quanti seguissimo le stesse regole e facessimo quello che ci si aspetta da noi? Maledettamente noioso. Perciò lasciamo orgogliosamente che gli altri vedano le nostre particolarità. Siate voi stessi e abbracciate le vostre differenze come ciò che vi rende unici e speciali. “Diverso” non dovrebbe essere considerato sinonimo di disorientante, di negativo, o come qualcosa che divide. Dovrebbe essere una qualità da ammirare in noi stessi e negli altri.

«È un peccato che sia tutto così trascurato qui» dico a voce bassa. Le rovine sono in cattivo stato, erbacce e spazzatura invadono muri e pavimentazione, senza risparmiare le tombe che, tuttavia, mostrano i segni di un culto recente, con lumini accesi, immaginette e fiori ancora freschi. Decido che domani porterò qualcosa per ripulire la lapide dalle foglie cadute, sperando di non imbattermi ancora nel tizio che mi ha assillata con un tentativo di conversazione, per metà in inglese e per metà in tedesco, al quale ho opposto una strenua resistenza.

Ci stringemmo ancora, volevamo farci inghiottire. Ci eravamo spogliate della famiglia, del mondo, del tempo, della ragionevolezza. Volevo che Isabelle, stretta al mio cuore spalancato, ci entrasse dentro. L'amore è un'invenzione che sfinisce. Isabelle, Thérèse, ripetevo per abituarmi alla magica semplicità dei due nomi. Lei avvolse le mie spalle con un braccio d'ermellino, mise la mia mano nel solco dei seni, sopra la stoffa della sua camicia da notte . Incantesimo della mia mano sotto la sua, della mia nuca, delle mie spalle rivestite del suo braccio.

Non aveva idea di che cosa fosse la paura. Così io stavo sempre al suo fianco e lei mi salvava. Lei era quella agile, io la goffa. Domava i cavalli, montava a pelo aggrappata alla criniera, come gli indiani dei western, o volteggiava sulla sella. Attraversavamo i pascoli a una velocità folle. Io la seguivo, e non solo a cavallo, ma anche sugli alberi, nelle acque del fiume Itata o lungo la pelle squamosa delle bisce. C'era un colle dietro casa nostra, ricoperto di frutteti: peri e ciliegi. Sembrava un gatto, con quel modo tutto suo di arrampicarsi sugli alberi, agile, sicura, sempre vigile. Finché un giorno mise un piede in fallo e un ramo del pero cedette. Margarita distesa per terra con gli occhi chiusi. Prima di gridare e chiedere aiuto, le ravviai i capelli e le pulii gli occhi.

Vivere sull'orlo del Masai Mara, nei primi anni ottanta, comportava una certa quantità di problemi, vista la presenza di leoni, serpenti, scorpioni, ragni giganteschi. Tali ostacoli non spaventavano Jeff Connelly, che di proposito aveva scelto quella vita e in cuor suo non l'avrebbe cambiata con nessun'altra, ma acquistavano proporzioni minacciose agli occhi di sua moglie Violet, la quale da vent'anni ormai rigirava due volte il materasso prima d'infilarsi sospirando nel letto.

Una stanza meravigliosa bellissima...proprio quello che mi sono sempre augurata di avere...
Il nuovo libro che aleggiava nell'aria sarebbe diventato Le onde, anche se in origine doveva intitolarsi Le falene prendendo spunto da una lettera in cui Vanessa ,a Cassis descriveva lo sfarfallio di enormi falene che volavano intorno alla sua lampada . Con il freddo era ormai impossibile scrivere nella rimessa, anche avvolta in una coperta ."Quelli della Philcox sono arrivati e in un baleno hanno buttato giù uno schizzo di due stanze perciò attendo i risultati e tremo dall'emozione..."Il piano superiore doveva diventare la sua camera da letto e il pianterreno una stanza in cui scrivere ."Le costruiranno accanto alla cucina dove sono i peri:di mattoni ,credo pitturati di bianco -