Copertine

Da lungo tempo la Morte Rossa devastava il paese. Nessuna pestilenza era mai stata così fatale, così spaventosa. Il sangue era la sua manifestazione e il suo sigillo: il rosso e l’orrore del sangue. Provocava dolori acuti, improvvise vertigini, poi un abbondante sanguinare dai pori, e infine la dissoluzione. Le macchie scarlatte sul corpo e soprattutto sul volto delle vittime erano il marchio della pestilenza che le escludeva da ogni aiuto e simpatia dei loro simili. L’intero processo della malattia: l’attacco, l’avanzamento e la conclusione duravano non più di mezz’ora.
Ma il principe Prospero era felice, coraggioso e sagace. E, quando le sue terre furono per metà spopolate, egli convoco un migliaio di amici sani e spensierati, scelti fra i cavalieri e le dame della sua corte, e si ritirò con loro

Avrà forse dodici o tredici anni. Un tizio più alto di lui di tutta la testa lo stringe per il collo. Gli altri due sono appena più indietro, uno fuma e l'ultimo ha le mani nelle tasche posteriori dei jeans.
Dario valuta tutto in un secondo.
Nella sua testa, la voce zuccherosa della tipa di suo padre lo ammaestra: «La violenza non è una soluzione. Chiama un professore. Chiama un adulto.»
Ma quando mai lui le dà retta?
Posa con cura la chitarra dietro un lampione, raddrizza la schiena, si sfrega le mani, sfila dalla spalla lo zaino con il dizionario di latino dentro.
«Ehi!»
Quando il tipo alto si gira, Dario sorride. «Mollalo.»
E gli scaraventa lo zaino in faccia.

"No, no, no", lo interruppe. "no signor mio, non sono un credulone, non sono certo un uomo superstizioso. Sono stato, semmai, anche troppo. l'esatto contrario: troppo scettico e troppo tardo a credere; ma a meno di giungere a disprezzare le prove ripetute e costnti dei miei sensi, sono almeno ora, costretto a credere, non posso farne a meno, ne ho l'assoluta certezza, che sono infestato e perseguitato, ovunque io vada, da... da un demonio.
Il volto di Barton mostrava un'energia preternaturale, con i tratti sconsolati, dal pallore mortale, volti verso il suo interlocutore, mentre apriva così il suo cuore.
"Dio vi aiuti, povero amico mio" disse il dottor Macklin, oltremodo sconvolto. "Dio vi aiuti perché state invero soffrendo. qualsiasi cosa stia causando la vostra sofferenza"

Dopo anni di estenuante lavoro e tante sofferenze, il giorno arrivò. La mula era vecchia, tutta pelle ed ossa, malaticcia ed esausta. Faticosamente portava a termine le sue incombenze; trasportare le cibarie destinate agli altri animali della fattoria, gli stessi che, una volta raggiunta la pinguedine, sarebbero inevitabilmente finiti sul carretto del padro ne e accompagnati in paese incontro al loro triste destino.
La mula aveva iniziato a mettere in pratica ciò che il suo amico, il maiale, le aveva detto. Assaporava ogni attimo della sua giornata per quanto dura fosse. Trovava il tempo e la forza per ammirare la bellissima collina verde che sovrastava la fattoria. Aveva imparato a rispettare tutti gli animali, grandi e piccoli, persino ad amarli.

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli... a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto: Dall'età del livellamento, dall'età della solitudine, dall'età del Gran Fratello, dall'età del bispensiero... tanti saluti! Era già morto, se faceva tanto di pensarci. Gli sembrava che, solo allora, quando aveva cominciato a essere capace di formulare i propri pensieri, ch'egli aveva fatto il passo decisivo. Le conseguenze di ogni atto sono comprese nell'atto stesso. Egli scrisse: Lo psicoreato non comporta la morte: lo psicoreato è la morte

Quel sorriso e quel gesto avevano fascino ed eleganza, mentre il volto e il corpo di fascino non ne avevano più. Era il fascino di un gesto annegato nel non fascino del corpo. Ma la donna, anche se doveva sapere di non essere più bella, in quel momento l'aveva dimenticato. Con una certa parte del nostro essere viviamo tutti fuori dal tempo. Forse è solo in momenti eccezionali che ci rendiamo conto dei nostri anni, mentre per la maggior parte del tempo siamo dei senza-età.

Il ripostiglio è vicino all' ingresso, proprio dietro Porta Palazzo. Si chiama Balon e ci si trova di tutto: è il nostro mercato delle pulci dal 1856, anno della relativa delibera comunale che autorizzava nell' area tra Piazza della Repubblica ed il fiume Dora il commercio dei ferrivecchi. Il nome deriva secondo alcuni dalla mongolfiera che un giorno decollò da questo angolo di Torino, secondo altri dal gioco del pallone che nel Settecento si praticava in un locale sferisterio. Il Balon si tiene tutti i sabati in via Borgo Dora e nelle strade e piazze limitrofe, mentre la seconda domenica del mese ha luogo il Gran Balon, mostra-mercato antiquaria. In ogni caso, a qualsiasi ora deciderete di andare troverete chi vi informerà che non avreste dovuto arrivare così tardi.

Quando Gibreel si rassegna all'inevitabile, quando scivola con le palpebre appesantite verso visioni della propria angelicità, incoccia la sua amorevole madre che gli dà un nome diverso, Shaitan, proprio come Shaitan, esattamente così, perché lui ha scherzato con i tiffin da portare in città per il pranzo di chi lavora negli uffici, qual discolo malizioso, e lei affetta l'aria con una mano, quella canaglia ha messo scomparti di carne mussulmana nei tiffin per indù portati da non vegetariani, e i clienti protestano.
Sei un vero diavoletto, lo sgrida, ma poi se lo prende tra le braccia, il mio piccolo farishta, i ragazzi sono sempre ragazzi, e lui le passa davanti piombando nel sonno e diventando sempre più grosso a mano a mano che cade e la caduta comincia a sembrargli un volo...

Come ho già detto, quando lasciamo il nostro corpo sulla Terra e giungiamo nell'Aldilà, aimo tutto fuorché dei nuovi arrivati. Dio ci ha pro,esso l'eternità, dopotutto, ed eternità significa non solo "esisteremo per sempre" ma anche "siamo sempre esistiti". Perciò il nostro arrivo nell'Aldilà è un ritorno a casa, un ritorno a vite e a relazioni consolidate, ad attività di lavoro e di studio che ci portano gioia.
Si, proprio così, nell'Aldilà lavoro e studio sono una gioia, come lo è tutto ciò che facciamo lì. Se così non fosse - ammettiamolo - non sarebbe un paradiso. Nel momento in cui riprendiamo la nostra vita a Casa, riacquistiamo anche il pieno potenziale della nostra mente, oltre all'intero patrimonio di ricordi, la saggezza, l'intelletto e l'intuizione del nostro passato eterno.

Verso la fine del 1845 mi feci prestare una scure e andai nei boschi presso il lago di Walden,il più vicino possibile a dove avevo intenzione di costruirmi la casa ,e comincia ad abbattere pini bianchi,alti e appuntiti e ancora giovani per farne legname da costruzione.E' difficile cominciare qualcosa senza prendere nulla a prestito,ma forse questa è la soluzione più generosa per permettere al prossimo di interessarsi alle nostre imprese.il proprietario della scure mi disse,consegnandomela,che era il suo gioiello;la restituìì più affilata di quando l'avevo ricevuta.Lavoravo su un bel fianco di collina coperto di boschi di pini,attraverso i quali potevo scorgere il lago e un campicello aperto in mezzo ai boschi,dove crescevano pini e noci americane.