Decimo anniversario Agenda letteraria Libridinosa

Copertine

Per adesso basti rilevare un meccanismo: nelle storie, cerchiamo vicende che rappresentino più o meno simbolicamente la struttura e la fenomenologia dei nostri problemi. Cerchiamo conferme, come bambini che ascoltano la stessa fiaba della buona notte tutte le sere. Le nostre fiabe elaborate sono solo apparentemente sempre diverse. Vogliamo la conferma che I problemi si risolvono, che i cattivi vengono puniti, che il sacrificio viene ricompensato, che il dolore serve a qualcosa. E vogliamo però che tutto ciò ci venga raccontato con storie esemplari, non troppo simili alla nostra vita quotidiana che a volte ci appare infatti priva di una struttura ricca di significato.

COME POSITANO E IL MARE

Ogni casa di Positano
parla di mare
e non conosco che creature di sabbia
inumidite
come gladioli di scogli.

Quando è sera mi abbandonano anche le lampare
come desideri
liberi di evadere.
Come i miei desideri
sfumano la notte di speranza
e rapiscono gare di spuma
per raggiungerti.

Ma torneranno all' alba
senza averti veduta.

Siamo come Positano e il mare,
un accordo
che non può morire
finchè il sole si assopirà
dal gomito d' Amalfi.

Vicini,
ma nessuna bianca villa di Positano
ha mai raggiunto il mare.

E io sono nato davanti alle tue labbra
per non baciarle mai.

ECLISSI LUNARE

Dietro quella donna
c' erano troppe
ombre da trasformare;
il piccolo buio di una volta,
le pesche rubate al mercato,
il forte sorrise di essere
il solo ad avere sbagliato.

Il mondo è pieno di persone che non sanno dire di no! Dire “No” a volte ci mette in difficoltà, perché temiamo che possa venir mal interpretato, perché abbiamo paura di ferire l'altro oppure perché ci sentiamo in colpa. Ma se ogni tanto non sappiamo dire di no, subiremo costantemente il mondo esterno. Personalmente amo le persone disponibili: trovo sia una splendida qualità che dimostra sensibilità e capacità di dare, tutte doti sempre più rare nella nostra società. Ma una cosa è essere disponibili, un'altra è essere a disposizione.

Raggiunti i pali, con l’acqua che gli arrivava alle caviglie, si strappò di dosso il taled appesantito, imbevuto d’acqua, rimase con la sola tunica, e cadde ai piedi di Iešua. Tagliò le corde attorno alle tibie, s’arrampicò sulla traversa inferiore, abbracciò Iešua e gli liberò le braccia dai legami superiori. Il corpo nudo e fradicio di Iešua rovinò addosso a Levi e lo fece precipitare a terra. Levi avrebbe voluto caricarselo subito sulle spalle, ma un pensiero lo fermò. Lasciò per terra, nell’acqua, il corpo con la testa rovesciata all’indietro e le braccia spalancate, e corse, con i piedi che guazzavano nel liquame argilloso, verso gli altri pali. Tagliò anche quelle corde, e i due corpi precipitarono a terra.

Nel corso del III e del IV secolo d.C., di fronte alle ripetute penetrazioni barbariche al di qua del lines, le città dell'Occidente romanizzato erano state munite di fortificazioni, ma non tutte ebbero allora una cerchia murata vera e propria né, là dove venne costruita, essa fu sempre sufficiente a garantirne la durata: si conoscono infatti centri urbani che, pur essendo dotati di mura, non sono pervenuti sino a noi e altri che, al contrario, superarono la prova benché ne fossero privi.
Nel primo decennio del secolo VI Teodorico indirizzava ai Goti e ai Romani residenti in Tortona l'ordine di dotare il castello, esistente presso la città, di case che potessero degnamente ospitarli nel corso di una futura, prevedibile emergenza militare.

Dal giorno in cui aveva aperto il Corso pratico di stenografia italiana corsiva sistema Cima, il suo modo di vedere la vita era cambiato profondamente, e si era convinta che quell’alfabeto di segni e forme poteva applicarsi alla sua realtà, che anche Natura comunicava attraverso un personale codice stenografico che lei doveva interpretare, perché spesso siamo confusi e non sappiamo parlare e non comprendiamo e ci sentiamo stranieri alla vita semplicemente perché utilizziamo un linguaggio sbagliato, che non ci appartiene, e allora, in mancanza di codici a noi congeniali, a volte l’unica soluzione è sapersi inventare un proprio alfabeto.

La giornata era iniziata come tutte le altre, con la campana che ci svegliò alle quattro del mattino. Sapevamo di dover scattare in piedi, perché non potevamo perdere nemmeno un minuto; ogni minimo ritardo era possibile di punizione. Eravamo ancora intontiti dal sonno, ma creavamo una parvenza di ordine e normalità e subito spianavano i pagliericci infestati di pidocchi sulle brande, per pura forza dell'abitudine. Fatto questo ci mettevamo in fila per sciacquarci appena la faccia e le mani, oppure per andare alla latrina. I kapò pattugliavano il luogo berciando: "Beeil dich. Mach schnell!", "Sbrigati. Fa' in fretta!", mentre noi facevamo i nostri bisogni alla bell'e meglio. Questo significava accosciarsi sopra a dei buchi, schiena contro schiena con un altro, sull'altro lato della fila.

"Come fate a ricordare i nomi di tutti i numeri?"
"Non è difficile. Non è necessario ricordare i numeri più alti. Si possono creare usando una formula. Come quando qualcuno che non ti conosce ti chiama 'la nipote di Hol'."
Dee imparava in fretta. "Se un dito del piede vale tutte le dita delle mani, c'è qualcos'altro che vale tutte le dita dei piedi?" chiese.
"Sì! L'hai capito senza che te lo spiegassi io."
"Ma questo significa che si potrebbe continuare a contare sempre più in là... senza fermarsi ma."
"E' esattamente quello che ho detto io quando l'hanno insegnato a me."
"Devo pensarci."
"Ho detto anche questo!"
Rimasero in silenzio per qualche istante. Era scesa la notte. Dee si sdraiò e Joia fece lo stesso.

Come richiesto dalla capa, alle otto e mezza la Sezione Reati contro la persona era schierata ad aspettarla, compreso l' outsider Sanna.
Vanina riunì tutti nel suo ufficio. Non si tolse la giacca e non si sedette nemmeno sulla sua poltrona, ma restò con una gamba sopra la tua scrivania e una distesa con il piede poggiato a terra. La sigaretta accesa.
" Picciotti, siccome non ho molto tempo ho preferito che facessimo il punto tutti insieme"
Spanò occhieggiò lo zaino.
"Ma perchè, capo, dove se ne sta andando?"
"A Palermo"
"Per l' indagine?" L' ispettore esitò prima di chiederlo. Era a conoscenza della collaborazione esterna della Guarrasi con la Mobile di Palermo, pur non sapendo esattamente di che cosa si stesse occupando. In più la dottoressa lì aveva la sua famiglia, zito compreso.

I sogni, come tutti sanno, sono una materia stravagante; alcune
parti si presentano con straordinaria vividezza, come dettagli di gioielli
finemente cesellati, mentre altri sono idee galoppanti, per così dire, nello
spazio e nel tempo, senza alcun riferimento.
I sogni sono prodotti dai desideri, non dalla ragione e dal cuore, non dalla testa, e tuttavia che scherzetti ha giocato la ragione nei miei sogni, che cose assurde mi ha fatto vivere!