Decimo anniversario Agenda letteraria Libridinosa

Copertine

La sorella imparava tutto in fretta. Le bastava una sola lettura a far sì che le appartenesse tutto ciò che era sui libri. Tonio le invidiava quella dote, la conoscenza le entrava nella testa attraverso lo sguardo, senza alcuno sforzo nonostante anche lei ci vedesse poco. Tonio aveva sottoposto Lisa alla stessa prova a cui Benedetto aveva sottoposto lui, e la sorella aveva fallito al suo stesso modo. Gli occhiali servivano anche lei, ma la madre non ne aveva voluto sapere. Non importava, Lisa poteva stare benissimo senza vederci bene. Era Tonio che, se lo bocciavano, Vincenzo avrebbe fatto il pazzo.

Ho rincorso per una vita intera questo sentire che osavo chiamare con poca fantasia felicità, l’ho rincorso alla cieca, senza sapere dove fosse, affannandomi sempre più, non capendo che non è da nessuna parte, che non c’è da correre, ma da fermarsi e ascoltare, c’è da attendere che si presenti l’occasione. La felicità non viene dal cercare in modo spasmodico qualcosa o qualcuno che sazi la nostra fame, non è prendere dagli altri sempre e di continuo, quella è dipendenza. La felicità viene dall’opposto, dal cedere. È un processo di distaccamento: non è riempirsi, è svuotarsi, fino a sentire di non volere più niente.

Ruth si trovava nel negozio di alimentari con sua madre quando tra i piatti di carta e le forchette e cucchiai di plastica aveva visto le candele. A scuola, quella mattina, il pensiero doloroso di che giorno fosse non l'aveva mai lasciata e anche se ciò che aveva fatto fin allora - starsene a letto a leggere *La capanna di vetro", aiutare sua madre a pulire quello che il padre si ostinava a chiamare "il mio capanno delle attrezzi" e che per lei era invece il capanno della poesia, accodarsi a sua madre nel giro di spese - non era nulla che potesse commemorare l'anniversario della mia morte, era decisa lo stesso a fare qualcosa. Quando vide le candele, capì subito che sarebbe andata a casa di Rey e gli avrebbe chiesto di accompagnarla.

Nazioni come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono diventate ricche perché i loro cittadini hanno rovesciato le élite che controllavano il potere, dando vita a società in cui i diritti politici sono distribuiti in modo molto più ampio, il governo è responsabile verso i cittadini e sensibile alle loro istanze, e la gran massa delle persone può trarre vantaggio dalle opportunità economiche. Dimostreremo che per capire la ragione delle grandi disuguaglianze a cui oggi assistiamo nel mondo, bisogna scavare nel passato e studiare la dinamica storica delle società.

Le racconto i fatti nei minimi particolari, le spiego che fisicamente sta bene, che ultimamente fa anche parecchio moto. Solo alla fine le chiedo se non ricordarsi cosa si è visto in tv la sera prima sia da considerarsi un sintomo grave. Rassicurato, lascio il posto a Lauretta che rimane dentro solo pochi minuti. Anche Filippo sta poco e quando esce ci interroga sulla ricetta che gli ha lasciato la dottoressa insieme a un campione del farmaco. Gli diciamo che l’ha data anche a noi già da qualche tempo. Leggendo il bugiardino mi rendo conto che quel farmaco deve essere l’opera di un genio. Funziona così: se non ti ricordi le cose, c’è questo miracoloso ritrovato della scienza che devi ricordarti di prendere due volte al dì. Maledetti.

Andrea: Dopo INDIETRO TUTTA! avevi detto a te stesso che era arrivato il momento di cambiare, ma alla fine, nel 1990, realizzasti IL CASO SANREMO: e la musica?

Renzo; stavo maturando quella svolta. Intanto l' idea di un finto processo al Festival con giudici, avvocati, pm, testimoni e via dicendo mi divertiva troppo. A chiedermi di fare un programma di promozione a Sanremo fu Mario Maffucci, bravissimo dirigente di Rai 1 che da anni si occupava anche della manifestazione canora. Accettai subito, per una volta potevo giocare e mettere a frutto in qualche modo anche la mia laurea in Legge. Mi feci aiutare da un vero giudice, molto importante, come l 'amico Italo Ormanni (si occupò della scomparsa di Emanuela Orlandi, del delitto di Simonetta Cesaroni, di quello di Marta Russo..)

Mi sono innamorato dell' alba perchè è discreta, silenziosa e poco frequentata. L' alba contiene il futuro: tutto può e deve ancora succedere.
Da ragazzo non mi piaceva svegliarmi presto, la mattina stavo a letto fino all' ultimo minuto possibile, facevo suonare la sveglia a ripetizione, amavo fare tardi la sera, studiare o scrivere di notte, vedere la città che diventava deserta. L' unica alba che avevo frequentato era quella estiva dopo una notte fuori, era legata al profumo del pane, alla porta laterale di un forno ancora chiuso dalla quale il panettiere mi allungava un pezzo di focaccia. La mia colazione prima di andare a dormire.
Nel mondo dei giornali l' alba era una cosa che non esisteva, si lavorava sempre la sera e tutti i miei ricordi sono notturni; il rito di rileggere..

Figlio mio!
Tanti anni fa non sapevo cosa fare
quando davanti al negozio di giocattoli
ti rotolavi sulla strada
e battevi i piedi a terra
per chiedermi di comprarti una spada.
adesso ho i capelli bianchi
e per molti aspetti
sei tu che cerchi di farmi ragionare.
comprami delle medicine
che mi facciano ringiovanire!
Adesso è il mio turno
di battere i piedi per in terra
e di rotolarmi sui tatami...

“Tua madre è morta in un incidente d’auto, vero?” “Non è stato un incidente: un camion l’ha speronata facendola precipitare dal viadotto.” “E quelli della stradale non si sono accorti di niente?” “Guarda caso sul posto sono arrivati prima i carabinieri del tenente Marescotti. Il tenente lavorava per il Sismi. Le indagini le ha coordinate lui e il magistrato si è bevuto tutto.” Olivari lo fissava con un’espressione scettica. “Dunque ti aspetti che ti fornisca una traccia per trovare gli assassini di tua madre?” “Gliene sarei grato.” “Che dice il testamento in proposito?” “Non fa nomi e non indica nessun sospetto.” “Conoscendo il Greco, mi suona molto, molto strano.” “Sono convinto che lo abbia fatto perché temeva mi mettessi in caccia.” “E tu ti sei messo in caccia?”

Arianna ascoltava rapita. Già da un po’ avrebbe voluto interrompere e fare domande, ma il ritmo delle parole e il racconto l’avevano ammaliata. Poi, appena ci fu per un attimo silenzio, guardò la nonna negli occhi e voleva chiedere una cosa ma vide quello sguardo così dolce e caldo e come velato e il sorriso pieno e allora alzò un braccio quasi faticosamente e disse: “Mi sembra un sogno, nonna”. “Eh! Anche a me sembra un sogno. È bellissimo stare con te qui sul pratone, vorrei starci sempre. Dobbiamo fare in modo di capire che in effetti ci staremo proprio per sempre. Ce la faremo. Ora però concentriamoci. È anche importante rendersi conto che non stiamo sognando affatto ma che è soltanto il sole così leggero e caldo, quest’aria ancora fredda dell’inverno che finisce e il tepore della primavera che verrà. Stiamo proprio bene qui.”