Copertine

Sandra entra decisa nell' aula di Tribunale, o perlomeno questo è quello che vuole far trasparire. In netto contrasto con ciò che, in realtà, sta provando. Con il cuore che oramai è fuori controllo e le palpitazioni che le battono nel petto come pistoni impazziti, i ricordi che si presentano come fantasmi mai esorcizzati e la testa che sembra uscire da una centrifuga, non è facile trovare la forza e la concentrazione.
Lei però è una sopravvissuta. E' stata ad Auschwitz, anche se con 50 anni di ritardo, ha sfiorato le camere a gas quanto basta per assaporarne l' odore acre della morte e si è trovata in piedi di fronte al plotone di esecuzione tante di quelle volte, che oggi c'è l ha fatta, si sente di non poter essere fermata più da niente. Da nessuno e da niente..

Bordelli chiuse il giornale e lo lasciò cadere sul tavolo. Rimase immobile a fissare il vuoto, con aria pensierosa. Da un angolo del soffitto pendeva una spessa ragnatela e lì accanto un ragno enorme e peloso aspettava che una vittima cadesse nella sua trappola. L' ossessivo tic tac dell’orologio appeso alla parete non bastava a vincere il silenzio, ma si infilava nei pensieri come un verme nella mela. La vita era strana, a volte. Quando meno te lo aspettavi riusciva a sorprenderti. Il MACELLAIO SUICIDA. Solo lui e Piras sapevano che razza di bestia era Livio Panerai. Un nostalgico fascista, stupratore di bambini, un assassino...

Il bambino morto stava all'impiedi, fermo sull'incrocio tra Santa Teresa e il Museo. Guardava i due ragazzi che, seduti a terra, facevano il giro d'Italia con le biglie. Li guardava e ripeteva: “Scendo? Posso scendere?”. L'uomo senza cappello sapeva della presenza del bambino morto ancora prima di vederlo: sapeva che il lato sinistro, il primo che i suoi occhi avrebbero incontrato, era intatto; mentre a destra, il cranio era stato cancellato dall'impatto, la spalla era rientrata nella cassa toracica sfondandola, il bacino era ruotato attorno alla colonna vertebrale spezzata.

Una corposa ordinanza

In piazza San Pietro furono in due a sparare, e l'azione di Agca fu appoggiata da Oral Celik; è questo il primo dato che emerge dall' ordinanza di Martella del 26 ottobre 1984. Nel corso di una conferenza stampa, il giudice spiega ad una folla di giornalisti che il processo che si svolgerà in Corte d' Assise sarà "indiziaro", quindi fragile perchè non ampiamente suffragato da prove anche se l' ordinanza di Martella è quanto mai corposa; 1243 pagine. L' assunto del documento è che contro il Papa fu ordito un complotto internazionale.

Si lavorava n modo frenetico: Hacks-Bataille, dopo abbondanti dosi di assenzio, raccontava a Taxil le sue invenzioni e Taxil le trascriveva, abbellendole, oppure Bataille si occupava dei particolari che riguardavano la scienza medica o l'arte dei veleni e la descrizione delle città e dei riti esotici che aveva davvero visto, mentre Taxil ricamava sugli ultimi deliri di Diana.
Bataille iniziava per esempio ad evocare la Rocca di Gibilterra, come un corpo spugnoso attraversato da condotti, cavità, grotte sotteranee dove si celebrano i riti di tutte le sette tra le più empie, e tutte le furfanterie massoniche delle sette dell'India, o le apparizioni di Asmodeo, e Taxil iniziava a delineare il profilo di Sophia Sapho.

Poi sì, in effetti se riapriamo gli occhi dopo aver ascoltato la parola Cefalù, se accendiamo il pensiero, lo sappiamo, siamo consapevoli che la Sicilia è molto rappresentata in termini di finzione letteraria, cinematografica, poetica, folcloristica, però per uscire dalla finzione ci serve uno sforzo che non facciamo quasi mai, l'isola è controintuitiva e noi comunque preferiamo intuire, misurare è noioso, a intuire ci si sente più intelligenti, una curva, una sola, in mezzo alla polvere, e cucù: il mare! Non te lo aspettavi, vero? Io sì, però va bene, che c'entra, io ci abito. Per cui l'unica idea che ne abbiamo è questa: un'isola. Se già ci vuole poco a girarsela in motorino, quanto ci vorrà a girarsela con questa bella automobile nuova?

Il nonno mi raccontò solo della volta in cui aveva scalato una montagna molto alta. Doveva essere davvero molto alta, perché a metà racconto il nonno si era fermato dicendo di essere stanco come se stesse rifacendo quella scalata e che avrebbe completato la salita e il racconto la sera dopo.
Io mi addormentai col pensiero di lui appeso a una corda a metà di una parete, esposto al freddo, al buio e a chissà cos’altro. Tuttavia, visto che era lì accanto, vivo, vegeto, addormentato e sputacchiante, dormii profondamente e senza preoccupazioni. La mattina dopo mi aspettavo di sentire la sua solita frase: «Sveglia dormiglione, è ora di andare».
A scuola, ovviamente, purtroppo.
Invece ebbi una sorpresa di quelle che ti lasciano a bocca aperta.

Due Satana splendidi e una Diavolessa non meno straordinaria la notte scorsa sono saliti per la scala misteriosa attraverso la quale l'Inferno dà l'assalto alla debolezza dell'uomo dormiente e che comunica segretamente con lui. E sono venuti a porsi gloriosamente davanti a me, ritti come su un piedistallo. Uno splendore sulfureo emanava da questi tre personaggi, che si stagliavano così dal fondo opaco della notte. Avevano un'aria così fiera e così piena di dominio che dapprima li presi tutti e tre per veri Iddii. Il volto del primo Satana era di un sesso ambiguo, e lì vi era anche nelle linee del corpo la mollezza degli antichi Bacchi. I suoi occhi belli e languidi, di un colore tenebroso e incerto, assomigliavano a della violette ancora gravide delle pesanti lacrima del temporale

Guardare è la condizione principe di queste inedite pratiche sociali. E il guardare va progettato con cura. È il debutto ufficiale del visual design, che educa il pubblico incantandolo, informandolo o raccontandogli una storia. Si disegnano teche per l'arte e altre per le merci; si lanciano giornali e riviste illustrate; si costituiscono boulevard, grandi gallerie e piccoli passaggi coperti, per ospitare negozi, spettacoli, esibizioni. Non a caso la teca del museo e quella del negozio si chiamano entrambe "vetrina". Nell'ottocento tutto è una vetrina, cioè uno schermo trasparente con cui si propongono visioni del mondo e della Storia, del presente e del passato, modi di essere, di fare e di vestire.

Il comandante Arturo Garcia era in piedi dietro la scrivania, in attesa che Bosch e Rider fossero condotti nel suo ufficio dall' assistente in uniforme. Anche Garcia era in divisa, la portava bene e con orgoglio. Aveva capelli grigi come l' acciaio e baffi a spazzola dello stesso colore. Trasudava la sicurezza che il dipartimento possedeva in passato e che stava lottando per riconquistare.
"Detective entrate" li salutò " Sedetevi e dite a un vecchio investigatore della Omicidi come vanno le cose"
Si accomodarono sulle sedie di fronte alla scrivania.
"Grazie per aver accettato di riceverci così in fretta" disse Rider.
Bosch e Rider avevano deciso che sarebbe stata lei a condurre la conversazione con Garcia.