Copertine

1990
Inizia la saga dei cappelli; per il tour di quest' anno c'è n' è uno a falde larghe. Il palco sta diventando un posto sempre più centrale in De Gregori, carne e anima, ed è consacrato dall' insolita scelta di pubblicare contemporaneamente tre album dal vivo, in autunno. Nel frattempo, il 20 gennaio Federico Fellini compie 70 anni; il cantautore gli regala un articolo di affettuose e giocose parole sull' Unità e il regista al mattino presto lo sorprende chiamandolo per ringraziarlo. A febbraio muore Sandro Pertini, 94 anni esemplari. In Jugoslavia comincia la guerra tra le repubbliche che la compongono. O scompongono a seconda dei punti di vista. Daje e daje, il Folkstudio ad aprile finisce in via Frangipane, vicino al Colosseo. De Gregori si iscrive al PCI, per la prima volta.

Cercò di farle capire: "Si trattava di un caso assolutamente fuori dalla norma. Non era la banale storia di qualcuno che viene ucciso. Ti rendi conto che il passato, compreso quello più recente, è stato abolito? Se mai sopravvive da qualche parte, è in oggetti concreti e privi di un nome che li definisca, come quel pezzo di vetro, Noi già non sappiamo praticamente nulla della Rivoluzione e degli anni che l'hanno preceduta. Tutti i documenti sono stati distrutti o falsificati, tutti i libri riscritti, tutti i quadri dipinti da capo, tutte le statue, le strade e gli edifici cambiati di nome, tutte le date alterate, e questo processo è ancora in corso, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. La storia è fermata. Non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione.

Quando si invecchia, – disse Olive a Andrea, dopo che la ragazza si fu allontanata, – si diventa invisibili. È la pura verità. Ed è una liberazione, in un certo senso. Andrea la scrutò attentamente. – Mi spieghi in che senso, è una liberazione.– Be’ –. Olive era stata presa un po’ in contropiede; non sapeva bene come spiegarlo. – È che non conti piú niente, e c’è qualcosa di liberatorio in questo fatto.[…] Ma si vive una vita pensando di essere qualcosa. Non dico in senso positivo, e nemmeno in senso negativo. Pensi di essere qualcosa e basta. E poi invece ti accorgi – e qui Olive indicò con un gesto la ragazza che aveva appena servito il caffè… – che non sei piú niente. Sei diventata invisibile, agli occhi di una cameriera dal deretano enorme. Ed è una liberazione

Pensò al piccolo appartamento dei suoi genitori in una stradina laterale di Hadar Hacarmel, là dove la famiglia si era trasferita dopo l' incendio che aveva distrutto la casetta di Qiriat Motzkin. Era composto di due stanze, quella grande fungeva da salotto tinello e anche camera da letto dei suoi, mentre la piccola la occupava la sorella Miri che aveva cinque anni più di lui. Il suo letto stava in anticamera, fra l' ingresso del cucinino e quello del bagno. Ai piedi del letto c' era una cassetta dipinta di marrone che faceva da guardaroba, scrivania per i compiti ed anche comodino. A undici anni Shemuel era un bambino esile, un po' gobbo, con due occhioni sgranati, le gambe a fiammifero e le ginocchia perennemente escoriate. Solo molto tempo dopo, aveva già finito il servizio militare..

«Lo lasci andare, per favore» gli intimò il poliziotto più anziano.
Con riluttanza, il cronista mollò la presa.
La seconda Camicia bruna si avvicinò al collega.
«Favorisca le sue generalità, signore» ordinò il poliziotto al cronista.
«Sono Rudolf Schmidt, capo corrispondente parlamentare del “Demokrat”.»
«Rudolf Schmidt, la dichiaro in arresto per aggressione a un pubblico ufficiale.»
«Non sia ridicolo. Ho sorpreso quest’uomo a rubare!»
L’agente fece un cenno con il capo alle due Camicie brune. «Portatelo al commissariato.»
I due afferrarono Schmidt per le braccia. Lui parve intenzionato a divincolarsi, poi cambiò idea. «Ogni particolare di questo incidente apparirà sul prossimo numero del “Demokrat”!» gridò.
«Non ci sarà un prossimo numero» dichiarò il poliziotto. «Portatelo via.»

Stacey posò la cornetta al termine della conversazione con il capo. Aveva temuto che le chiedesse del sergente, una domanda che l' avrebbe messa in una posizione scomoda.
Il sollievo si tramutò in perplessità. Perchè non le aveva chiesto niente? Forse sapeva qualcosa che lei ignorava oppure aveva già gettato la spugna per Dawson?
Magari era stato trasferito e domani sarebbe arrivato il sostituto. Sperare era lecito. Nel frattempo il capo aveva trovato una vecchia bolletta del telefono e con quella poteva contattare il gestore. Inviò subito una email. la detective le aveva detto di lasciare da parte le telecamere, per il momento, e di concentrarsi sul passato della vittima. Al termine della telefonata c' era stata una pausa. Una pausa che Stacey avrebbe dovuto riempire con aggiornamenti..

… non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge perdio, non riparatevi sotto l’ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.

Carlo è bruciato, non è piu' utile per offrire rifugio sicuro, lui lo capisce ed immagina vie di uscita. Gli rimbombano in testa gli avvertimenti di Gianni Tognoni e nelle settimane di Pasqua cercherà un po' di pace insieme a Silvia nell' abbazia romanica di Fontanella, a Sotto il Monte, il paese di Papa Giovanni XXIII. Un luogo meraviglioso, fondato nell' anno 1080, fatto di silenzio, di preghiera ma anche di incontri.
In quei giorni Carlo e Silvia dialogheranno con Padre David Maria Turoldo, teologo, poeta, l' uomo che nella Milano ferita del dopoguerra tenne la predica domenicale nel Duomo per un decennio. per quasi trent' anni, fino alla sua morte nel 1992, Padre Turoldo visse nell' abbazia e lì è stato sepolto. Ricordava alla perfezione quella intera settimana

Parigi stava svanendo nelle tenebre. Le strade e i quartieri scivolavano progressivamente nell'oscurità; il caleidoscopio di luminarie natalizie svaniva nella gelida foschia. Qualche chilometro più avanti, il sistema di illuminazione della torre Eifell si spense dopo un lieve sfarfallamento- L'enorme ruota panoramica ai suoi piedi, un ultimo avamposto della Senna, completò qualche altro giro prima di fermarsi. Le sue luci lampeggiarono in modo irregolare, lanciando un sos muto, finchè anche quell'attrazione non venne inghiottita dal buio. Il XV arrondissement, il quartiere dove sorgeva la sede dell'Orange, non venne risparmiato. Un basso segnale acustico risuonò in tutto l'edificio e le luci tremolarono fino a spegnersi. Nell'oscurità nessuno fiatò.

E' il primo giorno sul campo di battaglia. Un dio ha garantito la sua presenza come consigliere al più giovane dei contendenti. Ma ora Arjuna, il puro arciere dal colpo infallibile, il cui auriga e consigliere è Krisnha in persona, non sa risolversi a scagliare la freccia, uccidere, vincere. Il guerriero è preda di un dubbio: perchè dovrebbe combattere?
Con quale diritto togliere la vita ad altri, fra cui i suoi stessi parenti e amici, schierati con le forze avverse?
Lo sconforto di Arjuna è quello dell'umano che nell'avversario vede un altro umano del tutto simile a lui nel vivere, nel desiderare e nel morire.
Ma Arjuna è comunque in una posizione privilegiata: il suo carro dorato è un dono del dio Sole, il suo arco, Ganhiva, apparteneva a Shiva, l'auriga che sprona i cavalli è Krishna