Carlo Porta e la sua Milano
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Le porte di Milano erano così spalancate al pallido chiomato Corso. Il vescovo di Lodi, monsignor della Beretta, s’affrettò ad ossequiare fervidamente, coi maggiorenti del suo clero, il duce della Rivoluzione regicida, e lo invitò a pranzo; ma Napoleone non si accontentò di andarvi egli solo con qualche suo aiutante: accompagnò con sé diciotto affamati ufficiali del suo Stato maggiore che non erano attesi; perciò fu necessario al cuoco vescovile, autentico eroe delle batterie di cucina, escogitare gastronomici espedienti per soddisfare tante bocche improvvise. Per ringraziamento, Napoleone mandò il giorno dopo il commissario generale di guerra Saliceti a spogliare la cattedrale degli oggetti preziosi, dopo d’aver ricevuto dal vescovo mille zecchini e tutta la sua argenteria in regalo grazioso.




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