Misery
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Tutti volevano Misery, Misery, Misery. Tutte le volte che si prendeva un paio d'anni per scrivere uno dei suoi altri romanzi, quelli che considerava "seri" (dapprincipio con un senso di grande sicurezza che si trasformava in speranza per essere infine sostituito da una specie di cupa disperazione), era stato subissato da lettere di protesta da parte di quelle donne, molte delle quali si firmavano "la sua ammiratrice numero uno". Il tono variava dallo sconcerto (quello che chissà perché sempre lo addolorava di più), al rimprovero, a collera esplicita, ma il messaggio non cambiava mai: "non era quel che mi ero aspettata, non era quel che volevo. La prego di tornare a Misery. Voglio sapere che cosa sta facendo Misery". Avrebbe potuto scrivere un'opera d'arte della levatura di "Sotto il vulcano" o di "Tess dei D'Ubervilles" o "L'urlo e il furore" e non sarebbe servito a niente. Loro avrebbero continuato a pretendere Misery, Misery, Misery.




segnato! ce l'ho in inglese, ma ci provero' comunque entro l'estate! ciao!
Partecipo al Giuoco domenicale #52: Stephen King + link http://scrivi.10righedailibri.it/giuoco-domenicale-52-stephen-king