Il figlio del figlio
Non era stato un anno facile. E non solo perché gli anni facili non esistono. La mia famiglia non riusciva a capire come mai questa storia dello studio non finisse più e non portasse a un bel niente. Pesava a mia madre e mio padre che loro figlio continuasse a studiare “senza diventare mai uomo”. Certo, perché secondo loro “diventare uomo” significa avere un lavoro. E dal momento che studiare non è un lavoro, era ovvio che io restavo ancora un ragazzo più o meno spensierato. Non un uomo.
I miei erano profondamente sicuri di questo. Era una convinzione che apparteneva a molti della loro età, e di condividere in casa la mia stanchezza, che invece era proprio quella di un uomo, non c’era alcun modo.
Non aiutava poi il fatto che a me studiare piaceva. Il tempo passato in casa a leggere, o addirittura a scrivere, era la dimostrazione che io a fare l’eterno studente ci sguazzavo come una papera nello stagno, senza avvertire quel bisogno di indipendenza che invece loro avevano sentito fin dalla prima giovinezza.
Primi capitoli del libro di:
Marco Balzano, Il figlio del figlio, Avagliano Editore, 12 maggio 2010




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